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CONCESSIONI BALNEARI/ Berton (Unionmare Veneto): ecco qual è la vera battaglia

 


Il Presidente di Unionmare Veneto si dice ottimista sulla vicenda riguardante le concessioni balneari in vista della definizione del ddl concorrenza

Venti di burrasca sulle nuove norme, contenute nel ddl Concorrenza, riguardanti le concessioni demaniali balneari, norme approvate all’unanimità dal Consiglio dei ministri in ottemperanza alla famosa direttiva Bolkestein (dal nome dell’eurocommissario al Mercato interno, che la varò nel 2006). Giovedì a Roma in piazza Santi Apostoli si terrà la manifestazione nazionale indetta dalle maggiori rappresentanze sindacali di categoria (Sib e Fiba), alla quale hanno dato adesione i sindaci delle località balneari della riviera romagnola. “Siamo vicini ai balneari che manifestano, condividiamo la preoccupazione e la protesta e siamo al loro fianco insieme alla Regione Emilia-Romagna per migliorare la norma”, commentano gli undici primi cittadini. “Siamo preoccupati perché l’emendamento che è stato approvato presenta criticità per tante imprese. Uno dei punti cardine di questa riforma attesa da anni deve essere il riconoscimento degli investimenti fatti dalle imprese e per questo la norma andrà corretta attraverso il confronto con le Regioni”.

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«Anch’io sarò a Roma, ma resto comunque un patologico ottimista», ci dice Alessandro Berton, presidente di Unionmare Veneto, 150 aziende rappresentate, che detengono la stragrande maggioranza delle 600 concessioni demaniali venete, un’associazione che, pur facendo parte del Sib (il sindacato italiano balneari), raggruppa anche altre tipologie d’impresa, dai campeggi agli alberghi, e che rappresenta colossi come il concessionario di Bibione (il più grande d’Europa) o imprese partecipate da amministrazioni comunali.




Ha motivi particolari per essere fiducioso, presidente?

Prima di tutto, se uno non fosse ottimista non riuscirebbe certo a fare impresa oggi in Italia. Detto questo, sarò a Roma non solo per la manifestazione, ma soprattutto per l’audizione nella decima Commissione del Senato (industria, commercio e turismo), dove vengono raccolti pareri e suggerimenti dalle categorie economiche e dalle parti sociali in vista della discussione parlamentare del decreto, che dovrebbe svolgersi la prossima settimana. Credo che non sia solo un’operazione di facciata. È vero che forse il Governo porrà la fiducia, viste le frizioni politiche registrate, ma è anche vero che il provvedimento è in itinere, e quindi suscettibile di aggiustamenti.



Sembra però che nel decreto Concorrenza sia stato stralciato il passaggio riguardante il valore aziendale di impresa nei criteri di assegnazione e di indennizzo delle future concessioni. E questo è diventato motivo di forti proteste…

È vero, dalla votazione del Cdm al testo bollinato un’anonima manina ha cancellato quella particolare disposizione, forse rispondendo a pressioni non certamente tecniche, ma politiche. Ma è anche vero che, una volta esaurito l’iter parlamentare, si arriverà a un decreto legge, che andrà scritto. Il provvedimento votato, insomma, è di indirizzo, ma la realtà che va a dirimere è talmente variegata che saranno comunque necessari successivi decreti attuativi, che dovranno necessariamente tener conto di fattori diversi, dal pregio delle spiagge agli investimenti sostenuti dalle imprese, al loro valore economico e via dicendo. In queste ponderazioni si giocherà l’equità delle gare, la valutazione dei richiedenti e i ristori ai perdenti le concessioni.


Quindi: riconoscimento del valore aziendale e indennizzi?

Questa è la madre di tutte le battaglie: la valutazione degli investimenti fatti e l’avviamento commerciale, e si capisce bene l’importanza che verranno ad assumere gli enti certificatori o le commissioni di disamina. I decreti attuativi andranno in delega al Governo, ma il “dossier balneari” è di competenza esclusiva della presidenza del Consiglio dei ministri, e affidato a uno stretto collaboratore tecnico del Premier, il magistrato sottosegretario Roberto Garofoli. Anche queste sono garanzie. Noi chiediamo, oltre alla difesa del valore aziendale, di lasciare la possibilità di una cornice regionale, con un quantum di autonomia territoriale.


Per “l’avviamento”, però, saranno dolori…

Dolori solo per le aziende che non hanno pregressi di fatturazioni, ricevute, regolarità fiscale. Per queste sì, ci saranno problemi di valutazione. Io comunque mi aspetto di non vedere pagare chi è stato più rispettoso delle regole e lungimirante: è importante tutelare chi finora ha fatto il proprio dovere, anche nel principio della libera concorrenza.

Perché certi, invece…

Inutile nasconderlo, c’è regione e regione, c’è spiaggia e spiaggia, e così pure impresa e impresa. Il Veneto, ad esempio, direi che fa scuola: qui i canoni si sono sempre pagati, e i concessionari si sono più volte anche dichiarati disposti a rivederli al rialzo. In Veneto il turismo è la prima industria: nel 2019, pre-pandemia, garantiva circa 19 miliardi di Pil, la metà dei quali prodotta dalle nostre spiagge. E il Veneto è anche l’unica regione dove le gare di assegnazione già si fanno, in base alla legge regionale del 2002 sul turismo, cosicché nel 2024, quando si dovranno seguire le nuove norme sull’aggiudicazione, molte imprese ne saranno esenti (una ventina) e non dovranno essere più messe in discussione. Altre regioni non hanno mai messo mano alla materia, addirittura in Sicilia i canoni non li paga nessuno. Invece credo che oggi sia basilare monitorare l’esistente per programmare un futuro più moderno, con imprese aggiornate e certificate.

Sembra insomma che in un Paese che conta ottomila chilometri di coste tutta la materia avesse effettivamente bisogno di essere inquadrata correttamente.

Sì, s’è perso un sacco di tempo. Anche se in origine la Bolkestein non era rivolta particolarmente alle concessioni balneari, ma più che altro alla gestione di plateatici. E non aveva assolutamente imposto nessuna modalità d’applicazione: ogni Stato era libero di procedere a suo modo. Così alcuni Paesi Ue l’avevano recepita applicandola erroneamente anche ai litorali (come la Francia, che provvide subito a emanare una legge di disciplina), altri no. E altri ancora non hanno fatto nulla, come l’Italia, per l’incapacità politica di trovare un compromesso che accontentasse tutti, e per l’enorme massa di contenziosi scaturiti di fronte alla magistratura tra le varie Regioni, i vari Tar e la Corte europea di giustizia. Così si è andati avanti a suon di proroghe, tra un succedersi di barricate e l’attuale volontà del premier di accelerare nella riforma.

La Bolkestein prevede che il rilascio di nuove concessioni e il rinnovo di quelle in scadenza debbano seguire procedure pubbliche, trasparenti e imparziali che consentano a nuovi operatori di concorrere su un piano paritario. Così, però, si potrebbero aprire le porte a una sorta di invasione di operatori stranieri?

Io non credo. Nelle assegnazioni i criteri economici saranno determinanti, con parametri di premialità a favore delle migliori gestioni di beni pubblici. Non ci saranno possibilità di speculazione, insomma, al più si potrebbero registrare gli interessi di grandi gruppi, sia italiani che stranieri, ma questo non è necessariamente un problema.

(Alberto Beggiolini)

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