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Approvata la riforma, dal 2024 gara per gli stabilimenti balneari

 


Via libera del Consiglio dei ministri, all'unanimità, all'emendamento al ddl sulla concorrenza che interviene sulle concessioni balneari, prevedendo la messa a gara dal primo gennaio 2024.

Dopo i primi 20 minuti del tavolo la sospensione per 45 minuti del Consiglio dei ministri, poi ripreso dopo l'interlocuzione - in cerchio più ristretto - tra le forze politiche della maggioranza, per poi chiudere l'intesa sul testo.

Tra le misure previste nella bozza - filtrata prima della riunione di Palazzo Chigi - un delicato equilibrio tra tutela occupazionale, titolarità (e quindi investimenti) delle concessioni, ed apertura per nuove imprese al mercato del settore. Oltre al libero accesso ai varchi sulle spiagge ed alla tutela dell'ecosistema. Tuttavia sembra confermata la linea del governo sullo stop alle "concessioni demaniali marittime, lacuali e fluviali fino al 31 dicembre 2023", ma con una eccezione di quelle "già in regola", e cioè valide oltre il 2023 perché "rilasciate seguendo le procedure selettive - "l'avviso pubblico di evidenza pubblica" - nel rispetto delle regole Ue.

Tutte le misure della bozza - le "clausole sociali"

Tra i criteri per i bandi di gara, indicati nella bozza, viene indicato di "prevedere clausole sociali volte a promuovere la stabilità occupazionale del personale impiegato nell'attività del concessionario uscente". Una sorta di continuità occupazionale che verrebbe conservata anche con un diverso titolare della concessione. 

Entro 6 mesi i decreti legislativi

Il governo - una volta approvate le norme all'interno del ddl sulla concorrenza - avrà "sei mesi per adottare i decreti delegati con le nuove regole per le gare". Decreti che renderanno effettive (dopo pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale) l'applicazione della nuova normativa.

Lo spirito dei provvedimenti in discussione

L'impianto principale previsto dalla bozza sul tavolo a Palazzo Chigi è di allinearsi con la normativa europea ed "al fine di assicurare un più razionale e sostenibile utilizzo del demanio marittimo, favorirne la pubblica fruizione". E poi, promuovere un "maggior dinamismo concorrenziale, nel settore dei servizi e delle attività economiche connessi allo sfruttamento delle concessioni per finalità turistico-ricreative".

"Garantire varchi liberi per l'accesso alle spiagge"

Tra quanto circola sulla bozza in discussione nel Consiglio dei ministri in corso, "varchi sempre liberi per accedere in spiaggia, con la previsione - in caso di ostacoli da parte della titolare della concessione al libero e gratuito accesso e transito alla battigia - delle conseguenze delle relative violazioni. Il governo inoltre, si impegna a stabilire "criteri omogenei per l'individuazione delle aree suscettibili di affidamento in concessione, assicurando l'adeguato equilibrio tra le aree demaniali in concessione e le aree libere o libere attrezzate".

Favorire la partecipazione delle imprese

Altro principio cardine dei provvedimenti, quello di favorire la massima partecipazione delle imprese: "Definizione dei presupposti per l'eventuale frazionamento in piccoli lotti delle aree demaniali da affidare in concessione - così nella bozza in consiglio dei ministri - al fine di favorire la massima partecipazione delle micro e piccole imprese".

"La definizione di una disciplina uniforme delle procedure selettive di affidamento delle concessioni sulla base dei seguenti criteri: l'individuazione di requisiti di ammissione che favoriscano la massima partecipazione di imprese, anche di piccole dimensioni, e di enti del terzo settore. Previsione di termini per la ricezione delle domande di partecipazione non inferiori a trenta giorni; l'adeguata considerazione, ai fini della scelta del concessionario, della qualità e delle condizioni del servizio offerto agli utenti, alla luce del programma di interventi indicati dall'offerente per migliorare l'accessibilità e la fruibilità del demanio, anche da parte dei soggetti con disabilità, e della idoneità di tali interventi ad assicurare il minimo impatto sul paesaggio, sull'ambiente e sull'ecosistema, con preferenza del programma di interventi che preveda attrezzature non fisse e completamente amovibili". 

Tener conto delle concessioni degli ultimi 5 anni

Al fine probabilmente di salvaguardare chi ha già investito in stabilimenti balneari e della professionalità che è conseguita da una titolarità nel tempo sugli impianti, nella bozza si prevede di "tenere conto dell'esperienza tecnica e professionale già acquisita in relazione all'attività oggetto di concessione - o ad analoghe attività' di gestione di beni pubblici - secondo criteri di proporzionalità e di adeguatezza in maniera tale da non precludere l'accesso al settore di nuovi operatori. E della posizione dei soggetti che, nei cinque anni antecedenti l'avvio della procedura selettiva, hanno utilizzato la concessione quale prevalente fonte di reddito per sé e per il proprio nucleo familiare, nei limiti definiti anche tenendo conto della titolarità, alla data di avvio della procedura selettiva, in via diretta o indiretta, di altra concessione o di altre di attività d'impresa o di tipo professionale". 

"No durata temporale alle concessioni"

La durata delle concessioni balneari, una volta messe a gara, "dovrà coprire un periodo non superiore a quanto necessario, per garantire al concessionario l'ammortamento e l'equa remunerazione degli investimenti autorizzati dall'ente concedente in sede di assegnazione della concessione, e comunque da determinarsi in ragione dell'entità e della rilevanza economica delle opere da realizzare con divieto espresso di proroghe e rinnovi anche automatici". 

Un "indennizzo" per chi lascia lo stabilimento

Prevista inoltre una sorta di compensazione per il concessionario che lascia la titolarità dell'impresa: "un indennizzo da riconoscere al concessionario uscente, posto a carico del concessionario subentrante, in ragione del mancato ammortamento degli investimenti realizzati nel corso del rapporto concessorio, ed autorizzati dall'ente concedente e della perdita dell'avviamento connesso ad attività commerciali o di interesse turistico".

Considerazione del "pregio delle coste"

I criteri - continua sempre la bozza - saranno individuati in modo uniforme, tenendo conto anche del "pregio naturale e dell'effettiva redditività delle aree demaniali da affidare in concessione", dunque non tutte le coste saranno considerate allo stesso modo dal punto di vista del valore, nel decreto in discussione anche la considerazione della vocazione a ricoprire una funzione valoriale legata alle tradizioni locali: "nonché dell'utilizzo di tali aree per attività sportive, ricreative e legate alle tradizioni locali: svolte in forma singola o associata senza scopo di lucro o per finalità di interesse pubblico". 

Una quota del canone per migliorare le coste

Non solo. Toccherà al governo procedere con la "definizione di una quota del canone annuo concessorio da riservare all'ente concedente e da destinare a interventi di difesa delle coste e di miglioramento della fruibilità delle aree demaniali libere".

Tutti i ministeri coinvolti

"Il Governo - entro 6 mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge - è delegato ad adottare, su proposta del Ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili e del Ministro del turismo, di concerto con il Ministro della transizione ecologica, il Ministro dell'economia e delle finanze, il Ministro dello sviluppo economico e il Ministro per gli affari regionali e le autonomie, previa intesa in sede di Conferenza unificata, uno o più decreti legislativi volti a riordinare e semplificare la disciplina in materia di concessioni demaniali marittime, lacuali e fluviali, per finalità turistico-ricreative, nonché la disciplina in materia di concessioni per la realizzazione e la gestione di strutture dedicate alla nautica da diporto, ivi inclusi i punti d'ormeggio".

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